Dalla sicurezza nazionale contro l’asse Mosca-Pechino all’accesso a un Eldorado minerario: Washington mette sul piatto 6 miliardi di dollari per l’isola artica.
“Il ghiaccio non ha futuro. Tutto quello che ha è il passato racchiuso dentro di sé”. (Haruki Murakami)
Un’offerta da 100.000 dollari a testa
In Groenlandia il ghiaccio decide la vita dell’uomo. D’inverno, nelle zone interne, si toccano le temperature più estreme della Terra, anche -60. D’estate, nelle aree meridionali, salgono sopra lo zero e non raggiungono mai la doppia cifra. Qui vivono circa 57mila persone.
Gli abitanti, più o meno, di Lodi. A queste persone, della Groenlandia, non di Lodi, Donald Trump intende offrire fino a 100mila dollari per staccarsi dalla Danimarca e gettarsi tra le braccia dell’America.
L’offerta è ghiotta, soprattutto perché il costo della vita nell’isola artica è altissimo. E 100mila bigliettoni verdi farebbero gola a chiunque. E allora vale la pena chiedersi: la popolazione groenlandese è d’accordo con le posizioni del suo governo, inflessibile nel suo roccioso: “No grazie. Non vogliamo essere americani, non vogliamo essere danesi, vogliamo essere groenlandesi”? Che noi, in una sbronza d’orgoglio, traduciamo così: nessuna cifra può comprare la sovranità.

La scacchiera geopolitica contro Mosca e Pechino
Se si parla, e si deve parlare, di geopolitica Trump è difficilmente attaccabile quando sostiene che “avere l’isola è una questione di sicurezza”. Il presidente non accetta il via vai di navi russe e cinesi nelle acque intorno alla Groenlandia, lo giudica un pressing psicologico silenzioso da parte di Putin e Xi Jinping, quasi una provocazione sull’asse Mosca-Pechino. Quindi, escludendo l’intervento militare, come gli ha saggiamente consigliato il Segretario di Stato Marco Rubio, ecco The Donald aprire il portafoglio del Paese e provare a comprarsi tutti gli esseri umani che vivono in quel territorio coperto per l’85% dal ghiaccio.
L’Eldorado artico tra uranio e terre rare
Per “comprarli” Trump è pronto a mettere sul… ghiaccio una cifra vicina a 6 miliardi di dollari. Una cifra assolutamente ragionevole, sul piano geopolitico, nettamente favorevole su quello economico perché la Groenlandia è un vero e proprio Eldorado. Ospita il più grande giacimento al mondo di uranio e terre rare: la miniera di Kvanefjeld, e poi petrolio, carbone, piombo, gas naturali, zinco e, per non farsi mancare nulla, anche diamanti e oro. E secondo un rapporto dell’U.S. Geological Survey, l’agenzia statale americana che studia il territorio e le sue risorse naturali, le risorse non ancora scoperte in Groenlandia varrebbero almeno 400 miliardi di dollari.
Il cambiamento climatico e il monito della storia
Non ancora scoperte, ma che presto potrebbero venire alla luce: a causa del cambiamento climatico molti ghiacciai si stanno visibilmente riducendo, il livello del mare si sta alzando e il permafrost, il terreno che rimane costantemente congelato, si sta sciogliendo, rivelando tesori naturali che potrebbero persino sfondare le previsioni degli esperti. Chi c’è stato definisce gli abitanti dell’isola disponibili e simpatici. Avranno anche il senso dell’humor? Non lo sappiamo, ma quello di Trump è un bel test.
Nel 1946 l’allora presidente americano Harry Truman offrì alla Danimarca 100 milioni di dollari (equivalenti a 1,6 miliardi di dollari di oggi) per comprare la Groenlandia. Anche allora l’offerta venne declinata da Copenaghen. Come finirà adesso? Difficile dirlo. Nell’attesa, chi scrive vorrebbe far arrivare a ogni singolo abitante della Groenlandia le parole pronunciate da Toro Seduto, il leggendario capo Sioux, nel 1876, pochi mesi prima della battaglia del Little Big Horn: “Quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo pesce mangiato, e l’ultimo fiume avvelenato, vi renderete conto che non si può mangiare il denaro”.